Messa alla Prova

La Messa alla prova è una forma di probation giudiziale innovativa nel settore degli adulti che consiste, su richiesta dell’imputato\indagato nella sospensione del procedimento penale nella fase iniziale  del processo  di primo grado ovvero  fino a che non siano formulate le conclusioni o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, nel giudizio direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio.   Se è stato notificato il decreto di giudizio immediato,  la richiesta è formulata entro il termine e nelle forme previste dall’art. 458 comma 1. Nel procedimento per Decreto, la richiesta è presentata con atto di opposizione.  L’imputato\ indagato  instaura  il rito esprimendo la propria volontà personalmente o tramite il procuratore Speciale (legale di fiducia).

 

Chi può accedere alla messa alla prova?

La messa alla prova può essere richiesta da persone  imputate\indagate in procedimenti per reati puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore al massimo di anni 4 , sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonchè per ni delitti indicati dal comma 2 dell’art. 550 del codice  di procedura penale.  È esclusa l’applicazione ai contravventori e delinquenti abituali, professionali e per tendenza. Può essere concessa una sola volta.L’imputato viene affidato all’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna per lo svolgimento di un “Programma di Trattamento” che prevede come attività obbligatoria e gratuita  l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità  (LPU)  in favore della collettività che può essere svolto presso istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato.

 La prestazione, che deve tenere conto delle attitudini e competenze anche lavorative,  è svolta con modalità che non pregiudichino le esigenze di lavoro, di studio, salute e  di famiglia dell’imputato. Il lavoro di pubblica utilità può essere svolto per un minimo di 10 giorni, anche non continuativi e non può superare le otto ore giornaliere.  Il periodo di sospensione del procedimento non può essere superiore ad anni due. L’istituto giuridico della “messa alla prova” prevede, inoltre, che l’imputato svolga  attività riparative, volte all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, attività di risarcimento del danno dallo stesso cagionato e, ove possibile,  attività di mediazione con la vittima del reato.

In un’ottica di riduzione del rischio di reiterazione del reato, il programma può prevedere l’osservanza di una serie di obblighi relativi alla dimora, alla libertà di movimento e al divieto di frequentare determinati locali, oltre a quelli essenziali al reinserimento dell’imputato e relativi ai rapporti con l’ufficio di esecuzione penale esterna e con eventuali strutture sanitarie specialistiche. Il programma di trattamento costituisce l’elemento indispensabile per accedere alla messa alla prova, del quale il giudice terrà conto nella decisione, congiuntamente ad eventuali altre informazioni integrative  che potrà richiedere alla polizia giudiziaria o atri enti.  Il programma di trattamento viene elaborato dall’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna competente per territorio, su formale richiesta dell’interessato o del suo procuratore speciale e predisposto in base alle specifiche caratteristiche della persona imputata.  Fondamentale la partecipazione e la collaborazione dell’utente  alla individuazione dei vari impegni  da inserire nel Programma di Trattamento che sarà formalizzato con il consenso espresso attraverso la  firma dell’imputato.L’esito negativo per grave e reiterata trasgressione del programma di trattamento o delle prescrizioni, per il rifiuto opposto alla prestazione del lavoro di pubblica utilità,  per la commissione durante il periodo di prova di un nuovo delitto non colposo o di un reato della stessa indole di quello per cui si procede, implica che il giudice con ordinanza disponga la revoca e la ripresa del procedimento penale (riapertura del processo).

 

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